Osservando da Necropolis

9 maggio 2016, 71esimo anniversario della Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Al minuto 5.24 il Comandante Generale, a capo scoperto, si segna con il segno della croce (rito ortodosso).

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E dopo la lezione di stile gli asini ragliano

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Leggo che si stigmatizza l’aspetto propagandistico del concerto di Palmira. Gergiev (improvvidamente definito da alcuni un direttore amico di Putin… come se fosse giusto amico di Putin e non un grossissimo calibro della direzione attuale) avrebbe solo fatto uno sfoggio di potenza culturale pro-russia e pro-Putin.

Che il concerto di Palmira sia anche propaganda non c’è bisogno che vengano a raccontarlo i beoti del giornalismo nostrano ed estero. Tutto è propaganda, signori miei, tutto, ma resta la differenza di Stile tra un impero che si blasona del titolo di Democrazia che scarica sopra Cuba, come una discarica abusiva, il peggio e il trito di una non cultura: Rolling Stones, crociere, sfilate modaiole. E una Nazione che porta un monumento di quello che è prima di tutto la Musica, poi la Cultura e poi l’Occidente: BACH. E sì Gergiev non è certo Anti Putin, pare sia pure suo amico, e dunque? Obama passa gli anni a circondarsi di ridicoli buffoni di corte che a parte l’essere FAMOSI (?) non danno spesso mostra di eccelse abilità o capacità, ma quelli sono amici dei buoni, questi amici dei cattivi. Sì, il concerto di Pamira è propaganda e tutto è propaganda, come pure l’ISIS ci ha abituati giornalmente, ma c’è propaganda ben fatta e basata sopra cose solide e c’è propaganda basata su sbavature, merda e prediche. Bach non è una predica e a Palmira, come non dubitavo, è perfettamente in tono, perché tra grandi ci si capisce anche a distanza di secoli. I cubani hanno assistito ad un carico di merda rovesciato sulla loro isola, avranno intuito che si apprestano a spolparli quasi quanto Castro? Non lo sappiamo. Comunque tuonino quanto vogliono, resta solo il fatto che a quanto pare ai Russi è destinato il compito di ultimo scrigno, prezioso come una chiesa ortodossa, della Cultura reale. A noi, colonia di un impero economico (e nulla più oramai), il ruolo di copie delle copie, come è d’altro canto oramai la nostra vita fatta di zero manifattura e tanta robaccia copia della copia, ma la copia spesso perde qualcosa di sostanziale dell’originale: l’anima.

Lezioni di stile: Bach a Palmira Liberata

Arrivano le democrazie (così si definiscono) anzi, arriva la regina di tutte le democrazie e porta vecchie incartapecoriti rockettari multimilionari, crociere di vecchi ricconi e sfilate di abiti costosissimi, tra tutto il vedo e non posso toccare e non mi posso permettere ai cubani parrà di essere caduta dalla padella alla brace. Dall’altra parte del mondo la potenza del male assoluto, la Russia, libera Palmira (mentre tutti piangevano ma non si muovevano) e porta l’orchestra di San Pietroburgo. Nel teatro, luogo di sangue per colpa degli islamici dell’Isis, risuona Bach. Voi continuate a raccontarmi che da questa parte sono i buoni, la cavalleria dei film dell’ostracizzato John Wayne, e dall’altra parte i retrogradi schifosi e che la vera cultura sono le sfilate di moda, i rockettari vecchi e multimilionari e quattro befane in crociera, continuate a ripetermelo…

Secondo girone: di turchi e radicalismi.

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Mentre la Russia pubblica i filmati delle colonne di tir che portano petrolio dai pozzi Isis alla Turchia e Amnesty denuncia a vari livelli le condizioni di maltrattamento di quanti arrivano in Turchia, immagino che Pannella e colleghi proseguiranno nel sostenere che si debba accogliere in europa tale degna nazione, come se di fetenti non ne avessimo già abbastanza. Capisco che Erdogan merita una ricompensa quale cane fedele degli Stati Uniti e come comodo intermediario con movimenti e movimentucci che finanziamo da tempo. C’è gente che dice di avere bevuto il proprio piscio, così sostiene, di sicuro cerca di farci mangiare la sua merda…