Io e un gruppo di amici abbiamo messo in piedi una società di reinserimento immigrati

autobus

Io e un gruppo di amici abbiamo messo in piedi una società di reinserimento immigrati. Il lavoro non manca, roba pulita, partita iva, carta intestata, tasse… l’anno scorso abbiamo ricevuto un finanziamento dalla regione.

Hai il magrebino che inizia a criticare il sindacato ed a reclamare più diritti? Pronti. Il Ghanese è stato promosso a capo personale e il posto lo vorresti tu così allarghi casa? Eccoci. Vai sul nostro sito internet, scarichi il formulario, ci contratti, paghi 3/4 e l’ultimo quarto a fine servizio (niente lamentele, è pieno di ladri), noi  arriviamo a prelevarlo, sul posto  di lavoro o a casa, come ti piace.

Prima fase lo insalamiamo come si deve e badabum nel bagagliaio. Lo portiamo subito fuori regione, ché l’immigrato lo devi privare dei punti di riferimento o il giorno dopo te lo ritrovi davanti al posto di lavoro. Portato nella nuova sede una settimana nella cassa di metallo, sotto il sole, acqua poca, cibo scarso, ogni tanto giù legnate, ci dispiace, ma qualcuno doveva farlo. Vorremmo dirgli che questo crea più dolore a noi che a lui, ma siamo professionisti e sappiamo mantenere il controllo. Seconda settimana, in una cella, ancora poca acqua e poco cibo, ma qualche ora di televisione, giornali quanti ne vuole e verbali della polizia (ho un amico appuntato, mi passa tutta roba d’archivio) in un paio di settimane l’immigrato è privato del suo livello di alfabetizzazione e ridotto all’uso dei verbi all’infinito Terza fase, reinserimento, valutiamo il candidato, gli diamo la roba presa alla Caritas e via al semáforo a chiedere monetine, perché al cittadino manca tutto questo, dopo una giornata di merda in ufficio poter dire “no” in faccia ad un tizio al semaforo è un modo di tornare a goderti la vita.

Annunci

Sulla impossibilità di una percezione univoca della cangiante natura di Barbara D’Urso – Estratto –

Portrait_of_a_bibliophile

“Barbara D’Urso ci pone davanti alla profondità dell’essere, il suo metamorfismo facciale, la sua incongruenza lessicale, la psicosi dell’occhio vitreo, tutto concorre a ridefinire il nostro concetto di umanità ed a collocarci davanti al nostro vero Io. Quello di Barbara D’Urso è un sottile e costante gioco di sottintesi, riferimenti criptati attraverso una saggezza atavica da remota ballata o fiaba dalle origini quasi indoeuropee: essa è la madre, la compagna, la nutrice e l’assassina, pronta ad ogni frase a svelare la bassezza della nostra povera vita.”

Arthur Schopenhauer, Sulla impossibilità di una percezione univoca della cangiante natura di Barbara D’Urso, Frankfurt 1857

IO MI MASTURBO SULLE SCHEDE ELETTORALI

elezioni-2013-sondaggi-cabina-elettorale

Io mi masturbo sulle schede elettorali, lo faccio da quando ho raggiunto la maggiore età, mi diverte, è uno sport, mi provoca emozioni. Più simboli ci sono e più il mio orgasmo è abbondante e forte, vigoroso, cerco di non lasciarne nessuno pulito, così la scheda si chiude bene e quando  la infilo al primo colpo gli addetti ai seggi mi ammirano. Masturbarsi sulle schede elettorali è una tradizione di famiglia, mio padre mi racconta dei suoi anni di bagordi, quando un governo cadeva dopo l’altro e si votava e rivotava, era un piacere, quasi non riuscivi a ripigliarti tra una masturbazione e l’altra., a volte doveva andare alle terme per riprendersi Mio nonno si è masturbato pure sul referendum per la Repubblica, io invece non partecipo ai referendum, sarebbe un tradimento.

A me è andata meno bene, in particolare odio Berlusconi, mi ha privato delle nazionali per troppi anni, con le nazionali l’autoerotismo riesce meglio, c’è un senso di maggiore partecipazione, anche se non disdegno le regionali, le provinciali e le comunali: il problema è che sono timido, alle elezioni comunali c’è sempre almeno un partito con il nome di qualcuno che conosco, non mi riesce bene, ho l’impressione di doverlo poi invitare almeno a prendere un caffè e potrebbero guardarmi male, magari finiscono per pensare che sono uno che cerca di ingraziarsi i cadidati.

MALTUSIANALEMME

Image

Pubblicar è quella cosa

Che ogni tanto pur ti attira

Poi il cielo tutto gira

E se non pubblichi te ne freg

 

E se per scrivere ti sentí nato

Sempre hai da portare attenzione

O qualcuno ti darà una lezione

E ti toccherà poi ascoltar

 

C’hai una casa sopra un poggio

Tanto meglio, tanto peggio,

È questione di dileggio

E di andar a passeggiar

 

C’hai una casa sopra un poggio,

Tanto peggio per il paggio

Che vedrà come un miraggio

Il non dovere più scalar

 

Per recarti la missiva

Tricche tracche e balanzè

Che nessun altro poi potè

Recare  teco peperep

 

Pubblicare è quella cosa

Circonflessa e circolare

Che puoi fare  bene o male

Ma alla fine che ti freg?