E di come ogni Stato sia Stato senza mai essere Stato … astrazioni sul Lotto.

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Che poi devo confessare, lettori miei, come io fatichi a non provare fastidio per i musei: son luoghi dove le arti sono tenute a guisa di prigioni, dove si respira aria di famiglie dilaniate, di pargoli strappati alla pietra originaria del seno materno (nel caso di affreschi lo “strappati” dice tutto) carceri o alla meglio asili di fortuna, dove ogni cosa viene incolonnata ad uso e consumo, dove, a seconda della Mercuriale dei tempi, schiere di sarti ritagliano spazi e spezzano atmosfere, privando i colori di una loro sostanza, le architetture di un loro senso, gli intendimenti d’una loro bussola. Con fastidio talvolta mi aggiro tra questi disperati, ma ne comprendo la necessità e abbozzo, certo godendo del fare raffronti che altrimenti avrebbero necessitato memorie ben più forti, per così dire antiche, di quelle che riempiono oggi le teste.

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Sullo Stato dello Stato, quando è Stato e come è Stato… ignora l’arte e mettila da parte.

an_antique_dealers_gallery-largeFrans Francken il Giovane

Tanto è basso il grado della cura di chi ci governa per le cose antiche e tanto è lo spregio dei loro scrigni detti musei ch’ogni italiano, colto dalle profonde ferite, toto corde si precipita a scriverne, con lagna e alte grida, per tutto codesto orbe intelato, e così ad andare per molti musei ci si trova spesso soli giacché, a differenza di noi scriteriati e dimentichi di tutti questi orrori, il gran numero delle genti non trova tempo di frequentare le molte e molte stanze perché perderebbe la novella bega e si asterrebbe dal rintuzzare a forza di rimbrotti lo Stato traditore.