Senza titolo

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Ho racchiuso la mia anima in una conchiglia

affidata al mare come in una piccola barca

e per portentosa grazia alla fine questa arca

è giunta alla tua bella isola, oh meraviglia

 

Raccoglila con quelle tue dita color di rosa

e soffia dentro al guscio con le tue labbra

vedrai risvegliarsi così la mia anima, ebbra

di te, di te assetata e affamata senza posa

 

Pontela in seno perché a te sola appartiene

quest’anima ora così stranita e confusa

poggiala sul corpo a contatto delle vene

e che sia dalla tua calda pelle circonfusa

 

Vedrai quest’anima rapida disciogliersi

come un balsamo, un profumo prezioso

e ricoprirti tutta d’un unguento amoroso

che poi non potrà più da te scindersi

 

E sentirai come una fiamma ardente profonda

irradiarsi per tutta la distesa del tuo essere

ora guizzante, ora lenta, la sentirai tessere

piaceri e attese al ritmo misterioso dell’onda

 

Sentirai volteggiare e scendere, infiniti giri

potrai percepire e lampi come fulmini

da squassare ogni nervo, discese e culmini

inattesi e cadenzati al ritmo dei sospiri

 

Riposi poi bramati come ripari dall’addiaccio

o come quando vento dopo il calore ci toccas

tutto questo ti darà la mia anima con la sua bocca

i suoi sensi, le sue mani, il suo abbraccio

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Prenditi la mia allegria

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Foto dal web

 

Prenditi la mia allegria

te ne faccio dono

in questa scatola

cosa vuoi che me ne faccia

oramai

e poi è pesante da portare

in giro

da una casa all’altra

 

Prenditela pure, davvero,

non fare cerimonie

puoi sempre buttarla

il giorno dell’umido

oppure trovare qualcuno

che la voglia ritirare,

in fondo ha diversi anni

sul groppone

è quasi modernariato

 

Prenditi la mia allegria

prima che la getti

in strada

ché magari scivola

qualcuno

e mi manda gli avvocati

al culo

 

Prenditi la mia allegria

è un po’ stupida

ma può esser di compagnia:

in certe notti

tiene alto il morale

in certe altre

spinge a fesserie

non sta mai muta

lei

 

Prenditi la mia allegria

che è il mio scheletro

la mia corazza

la mia spina dorsale

il mio scudo

io non voglio più nulla,

solo camminare

senza badare a questo o a quello,

senza ridere come un ebete

per quella ideuzza

che mi rigiro in capo

per quella battutina

che poi ti volevo raccontare:

a che mi serve questo fogliame

che svolazza nel cervello?

 

Tu non lo vuoi più sentire

e io me ne devo disfare.

Te la lascio nella scatola,

prendila,

e se vuoi essere buona

gettala a mare

questa mia allegria inutile,

falla affondare

tra le onde giocose,

fai che l’accarezzino

come si sfiorano i capelli

di chi si ama,

fai che la corteggino

come si danza agli occhi

di chi si vuole,

andrà in basso presto

perché in fondo è pesante

questa mia allegria

te lo dice chi per questi anni

se l’è portata indosso.

Previsioni storiche

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Quando tra secoli gli storici, infilando i guanti come prevedeva Gomez Davila, dovranno mettere le mani tra il cumulo di sperma e sangue che compone il mondo odierno e, spostando strati e strati di robaccia, dovranno ficcare il naso nelle faccende italiane battezzeranno questo lungo, estenuante declino come “epoca veltroniana”, riconoscendo in Veltroni l’artefice e l’alfiere della dis-cultura che domina e impazza tra tutti noi, pure tra quelli che hanno a malapena idea di chi sia Veltroni o addirittura lo odiano. Gli storici attuali, sbagliando, blaterano di epoche berlusconiane, fra un po’ diranno di fasi renziane, ma in realtà l’unico vincitore è Veltroni, portatore di una Mediocritas inter pares che lo incorona autentico demiurgo dei nostri tempi.

Funicolare per Bergamo Alta

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Funicolare per Bergamo Alta. Scolaresca elementare. Le insegnanti li contano mentre passano il tornello, li dividono tra il vagone superiore e quello inferiore. I bimbi gridano, non hanno mai smesso di gridare. Le insegnanti guardano nel vuoto, in silenzio, pensano a quante ore mancano, pensano se li hanno contati tutti, pensano a quanto è ripido fuori… e meno male che ci sono i vetri (ma per loro o per i bimbi?). Parte un coretto “Giochiamo, sì giochiamo, fingiamo che ci portano al campo di concentramento” e si sputtana la sensibilizzazione, i corsi, le gite didattiche, i filmati, i racconti, gli approfondimenti, gli Hans era un bambino come tutti gli altri, i minuti di silenzio… e sarebbe una pretesa… e vorrei vedere… se ne strafregano…  e sono fisime nostre… e daje di martello sulle teste fino a quando li schiacci… “Giochiamo, fingiamo che ci portano al campo di concentramento”. Le insegnanti zitte, ogni tanto, a turno, una lancia un “Bambini”, generico, come se lo usassero per scandire il tempo della salita, un grido privo di sostanza e senza nessun effetto. Io sfrutto gli occhiali da sole per sembrare assente. “Dai” grida un secondo gruppo “e se ci sganciamo si muore tutti” “sììììì” grida un altro “ma per primi muoiono quelli del vagone di sotto” e via a prendere per il culo quelli di sotto che però non sentono, stanno gridando per i fatti loro di campi di concentramento e di come moriranno per primi quelli di sopra se la funicolare sbatte contro il muro. “Bambini”. Il vagone sale, le urla aumentano e da sopra viene il suono del solito pianista mattutino, quello che non sai se è pagato o no per suonare il “pianoforte omaggio” lasciato nell’androne della funicolare. La funicolare si ferma. Mi alzo. Tento di fendere il gruppo, una insegnante mi fa segno come se fossi uno dei suoi alunni, oramai non ci capisce più nulla, pensa a quante ore mancano e conta i bambini mentre escono dal vagone.

Oswald vs Fischer

Sto leggendo contemporaneamente (sì, ho codesto vizio) la biografia di Bobby Fischer

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e Libra di DeLillo

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E le fortissime somiglianze nella descrizione della vita disagiata dei due, condivisa con la sola madre (il padre legale di Fischer se ne era andato, quello di Oswald era morto) mi porta al momento a formulare 3 ipotesi

  1. Leggere contemporaneamente più libri crea dei strani collegamenti
  2. Ci sono casualmente punti di contatto
  3. De Lillo non pensava solo a Oswald tratteggiando Oswald