Polli d’Allevamento (Giorgio Gaber –

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Cari, cari polli di allevamento
coi vostri stivaletti gialli e le vostre canzoni,
cari, cari polli di allevamento
nutriti a colpi di musica e di rivoluzioni.
Innamorati dei colori accesi
e delle grandi autostrade solitarie
dove si possono inventare le americhe
più straordinarie.

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Con le mani sui grandissimi volanti,
l’odore dell’incenso e tanta atmosfera,
spingendo sull’accelleratore
col vento tutto addosso
finché non scoppia il cuore, il cuore, il cuore, il cuore…

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Tra un’allegria così forte
e un bel senso di morte
uno strano ‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN’ ‘DLIN-DLAN’

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Cari, cari polli di allevamento
scattanti come le palline dei vostri giochini,
cari, cari polli di allevamento
che inventate come le palline i percorsi più strani
che se qualcuno vedesse dall’alto
le sponde dove state rimbalzando
penserebbe che serve solo a questo
la superficie del mondo

‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN-DLAN’

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Siete voi che continuate a rimbalzare
da un paese all’altro da una donna all’altra
inseguendo una forza che sembra
lo slancio di impazzire
finché non scoppia il cuore, il cuore, il cuore, il cuore…

Cari, cari polli di allevamento
che odiate ormai per frustrazione e non per scelta,
cari, cari polli di allevamento
con quella espressione equivoca e sempre più stravolta.
Immaginando di passarvi accanto
in una strada poco illuminata
non si sa se aspettarsi un sorriso
o una coltellata.

‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN-DLAN’

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Questa vostra vita sbatacchiata
che sembra una coda di lucertola tagliata
per riflesso involontario vi agitate
continuate ad urlare
finché non scoppia il cuore, il cuore, il cuore, il cuore…

Tra un’allegria così forte
e un bel senso di morte
uno strano ‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN’ ‘DLIN-DLAN’

Cari, cari polli di allevamento
coi vostri stivaletti gialli e le vostre canzoni.

‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN’ ‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN’

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Tam tam

Tenetevi il vostro tribalume d’accatto, i vostri tam tam epilettici, le vostre congregazioni di beoti con gonnellini Wakaputanga, stringetevi ai petti i vostri didgeridoo e il vostro Djembe, baciate gli altari delle messe rock e i localismi no odio no differenze, giocate con i colori in serie sporcando carta e tela, esponete il vostro nulla impresso con sbalzi di luce e ammiccamenti al modellume porno soft, dedicate le vostre grida di giubilo alla pappa riscaldata e inseguite le serate vip, la passerella shock, i festival chic e gli eventi imperdibili tra trampoli, bavette e birretta a fine serata. Fate tutto quello che vi pare, ma non rompete i coglioni e vedete di stare a distanza da me quando vi imbarcate in discorsi su “arte e cultura” perché voglio evitare di rompermi le mani a forza di spaccarvi la faccia. Tutto è bello tutto piace, per voi, io vedo il bello ed il brutto e ve lo grido pure chiaro, voi cullatevi nel vostro sogno di semplicità artistiche e di siamo tutti bravi e geni in cuor nostro, al vostro spirito del “sono un genio ma la gente mi tarpa le ali”, no, siete dei fessi e la gente vi serve come scudo per non passare troppo tempo da soli con la vostra mediocrità… cosa che non sareste in grado di sopportare.

Lezioni di stile: Bach a Palmira Liberata

Arrivano le democrazie (così si definiscono) anzi, arriva la regina di tutte le democrazie e porta vecchie incartapecoriti rockettari multimilionari, crociere di vecchi ricconi e sfilate di abiti costosissimi, tra tutto il vedo e non posso toccare e non mi posso permettere ai cubani parrà di essere caduta dalla padella alla brace. Dall’altra parte del mondo la potenza del male assoluto, la Russia, libera Palmira (mentre tutti piangevano ma non si muovevano) e porta l’orchestra di San Pietroburgo. Nel teatro, luogo di sangue per colpa degli islamici dell’Isis, risuona Bach. Voi continuate a raccontarmi che da questa parte sono i buoni, la cavalleria dei film dell’ostracizzato John Wayne, e dall’altra parte i retrogradi schifosi e che la vera cultura sono le sfilate di moda, i rockettari vecchi e multimilionari e quattro befane in crociera, continuate a ripetermelo…

Concerto in Vaticano

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Ho sentito un secondo del Concerto di Natale in Vaticano. Ecco, se uno ignora tutte le prediche, le fregature, gli scandali sessuali ed economici, le buffonate papali, le pagliacciate pretesche, la evidente mancanza di fede, la totale assenza di mecenatismo se non robaccia alla pro loco, dico, se si ignora tutto questo basta comunque un secondo di ascolto del Concerto di Natale per decretare che vanno attaccati ai pali della luce e percossi con delle croci, in bocca un cd di Arcangelo Corelli. Poi, una volta eliminata tutta questa feccia, torneremo alle chiese, ai Gesù Apolli, al Dio Zeus, ai santi e gli eroi e rideremo lieti di questa lunga parentesi oscura.

Gaber – Luporini, La ballata dell’immaginario R.M., P.B. e altri

Questa è un’ipotesi di storia strana
un’antica ballata italiana
con personaggi immaginari
certamente non veri
perché io son convinto che i magistrati
siano bene informati
perché io non credo che si possa far del male
ad un uomo geniale.

Non mi ricordo l’anno, il mese
e neppure il paese
non era nato in un stalla
e forse raccontava una cattiva novella
lui stranamente predicava il gusto
di una vita tutta sola
forse per vincere quel senso di malessere
che prende qui alla gola.

Tutti eran talmente incuriositi che la voce si sparse
nelle chiese, nelle case di riposo, nei mercati.
Era un uomo bello ma sospetto
era un tipo strano, male in arnese
era un gran signore senza soldi né pretese.

Era una persona singolare,
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli voleva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

Di cose strane ne ha dette tante
chi lo sa se era ateo o credente
non gli bastava la coscienza a posto
dell’uomo povero e anche modesto
contrariamente ai francescani amava il gusto
di cercare l’oro
perché le stelle in cielo e anche Dio sono l’avaro
custode di un tesoro.

E anche parlando di beneficenza
lui disse: “Mi fa schifo. Non ci riesco.
Non son tenuto a voler bene
alla gente che non conosco.
Questa mania di accaparrarsi i bisognosi
non è roba mia.
Io non faccio la battaglia alla fame
ma all’idiozia”.

Era una persona singolare
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli voleva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

Ad un banchetto di matrimonio
tirò fuori tutto il suo genio
gridò una frase improvvisa:
“Sia maledetto chi si sposa!
Provate un poco ad immaginare che bel frutto
nascerà dal vostro amore
un altro figlio disperato o peggio ancora
un ingegnere”.

Non trasformava l’acqua in vino
ma ovunque andava succedeva un casino
e allora i soliti gendarmi
che giustamente non stanno mai fermi
gli fecero capire con il solito vigore:
“Puoi pensarla come vuoi
purché non dia fastidio a come
la pensiamo noi”.

Tutti eran talmente instupiditi dal quel fascino strano
non sapevano nemmeno se linciarlo o se seguirlo.
Era un uomo bello ma sospetto
era un tipo strano, male in arnese
era un gran signore senza soldi né pretese.

Era una persona singolare
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli doveva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

E poi finì in un manicomio
o in qualche modo fu arrestato
per la paura del demonio
per far qualcosa o per salvare lo Stato
perché evidentemente non era un serio
funzionario di partito
perché imprudentemente aveva detto male
appunto dello Stato.

Questa è un’ipotesi di storia strana
un’antica ballata italiana
che non vuol dire che i carcerati
siano tutti bravi e impegnati
vuol dire solamente che se un bel giorno
Gesù tornasse ancora
direbbe cose un po’ curiose
e finirebbe in galera.

Era una persona singolare
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli doveva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

giorgiogaber