Funicolare per Bergamo Alta

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Funicolare per Bergamo Alta. Scolaresca elementare. Le insegnanti li contano mentre passano il tornello, li dividono tra il vagone superiore e quello inferiore. I bimbi gridano, non hanno mai smesso di gridare. Le insegnanti guardano nel vuoto, in silenzio, pensano a quante ore mancano, pensano se li hanno contati tutti, pensano a quanto è ripido fuori… e meno male che ci sono i vetri (ma per loro o per i bimbi?). Parte un coretto “Giochiamo, sì giochiamo, fingiamo che ci portano al campo di concentramento” e si sputtana la sensibilizzazione, i corsi, le gite didattiche, i filmati, i racconti, gli approfondimenti, gli Hans era un bambino come tutti gli altri, i minuti di silenzio… e sarebbe una pretesa… e vorrei vedere… se ne strafregano…  e sono fisime nostre… e daje di martello sulle teste fino a quando li schiacci… “Giochiamo, fingiamo che ci portano al campo di concentramento”. Le insegnanti zitte, ogni tanto, a turno, una lancia un “Bambini”, generico, come se lo usassero per scandire il tempo della salita, un grido privo di sostanza e senza nessun effetto. Io sfrutto gli occhiali da sole per sembrare assente. “Dai” grida un secondo gruppo “e se ci sganciamo si muore tutti” “sììììì” grida un altro “ma per primi muoiono quelli del vagone di sotto” e via a prendere per il culo quelli di sotto che però non sentono, stanno gridando per i fatti loro di campi di concentramento e di come moriranno per primi quelli di sopra se la funicolare sbatte contro il muro. “Bambini”. Il vagone sale, le urla aumentano e da sopra viene il suono del solito pianista mattutino, quello che non sai se è pagato o no per suonare il “pianoforte omaggio” lasciato nell’androne della funicolare. La funicolare si ferma. Mi alzo. Tento di fendere il gruppo, una insegnante mi fa segno come se fossi uno dei suoi alunni, oramai non ci capisce più nulla, pensa a quante ore mancano e conta i bambini mentre escono dal vagone.
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