Polli d’Allevamento (Giorgio Gaber –

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Cari, cari polli di allevamento
coi vostri stivaletti gialli e le vostre canzoni,
cari, cari polli di allevamento
nutriti a colpi di musica e di rivoluzioni.
Innamorati dei colori accesi
e delle grandi autostrade solitarie
dove si possono inventare le americhe
più straordinarie.

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Con le mani sui grandissimi volanti,
l’odore dell’incenso e tanta atmosfera,
spingendo sull’accelleratore
col vento tutto addosso
finché non scoppia il cuore, il cuore, il cuore, il cuore…

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Tra un’allegria così forte
e un bel senso di morte
uno strano ‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN’ ‘DLIN-DLAN’

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Cari, cari polli di allevamento
scattanti come le palline dei vostri giochini,
cari, cari polli di allevamento
che inventate come le palline i percorsi più strani
che se qualcuno vedesse dall’alto
le sponde dove state rimbalzando
penserebbe che serve solo a questo
la superficie del mondo

‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN-DLAN’

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Siete voi che continuate a rimbalzare
da un paese all’altro da una donna all’altra
inseguendo una forza che sembra
lo slancio di impazzire
finché non scoppia il cuore, il cuore, il cuore, il cuore…

Cari, cari polli di allevamento
che odiate ormai per frustrazione e non per scelta,
cari, cari polli di allevamento
con quella espressione equivoca e sempre più stravolta.
Immaginando di passarvi accanto
in una strada poco illuminata
non si sa se aspettarsi un sorriso
o una coltellata.

‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN-DLAN’

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Questa vostra vita sbatacchiata
che sembra una coda di lucertola tagliata
per riflesso involontario vi agitate
continuate ad urlare
finché non scoppia il cuore, il cuore, il cuore, il cuore…

Tra un’allegria così forte
e un bel senso di morte
uno strano ‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN’ ‘DLIN-DLAN’

Cari, cari polli di allevamento
coi vostri stivaletti gialli e le vostre canzoni.

‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN-DLIN’ ‘DLIN-DLAN’ ‘DLIN-DLAN’

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Brevi noterelle sorte dal Caso Moro di Giuseppe Ferrara (ovvero come le Santificazioni Laiche e Semi religiose siano pericolose)

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   In uno dei racconti in merito a Dionigi Tiranno di Siracusa leggiamo che, per spiegare ad un suo amico quanto la sua condizione di potente non fosse tale da renderlo felice, Dionigi mise le sue vesti addosso a questo conoscente, lo collocò sul trono, diede a lui lo scettro e al di sopra della sua testa fece posizionare una spada acuminatissima, trattenuta al soffitto solo da un filo sottile. Il potere sommo, diceva, aveva come contrappasso il rischio perenne.

   L’altro giorno è venuto a mancare Giuseppe Ferrara, un regista che non ricordo particolarmente eccetto che per il Caso Moro che mi capitò di vedere a pezzi quando venne trasmesso in televisione. Non conservo particolari impressioni, tranne forse un certo senso di “eroismo socratico” che attraversava le parti che ebbi modo di vedere. Gian Maria Volontè reintrepreta Moro, dopo averlo fatto pur non ufficialmente in Todo Modo di Petri, l’interpetazione è sempre ottima visto l’attore, ma certo quel Moro, teoricamente realistico, suona più fasullo del Moro ambiguo e visionario della bella opera di Petri. Il Presidente, così viene nominato nel film di Petri, sembra molto più vicino alla figura del politico DC e certo mostra quale fosse l’opinione che una parte della società italiana provava nei riguardi di Aldo Moro. Poi il sequestro, la carcerazione, la morte e si è formato il Santino.

   Tragica conseguenza di un fatto tragico è l’idealizzazione del morto che viene liberato di tutti i suoi atti e di tutte le sue azioni e portato ad assumere il compito di diventare rappresentante di speranze e desideri irrealizzati. Il corpo di Moro, come il corpo di Mussolini o di altri politici morti ammazzati ha assunto un valore propagandistico tra i vari schieramenti rimasti. Resta certo che con la sua morte le voci fuori dal coro a condanna delle azioni politiche di Moro e della sua funzione all’interno della DC sono diventate pochissime, ricordo ad esempio il Io se fossi Dio di Gaber che nel 1980, a pochi anni dai fatti, aveva ancora il coraggio di cantare

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 Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!

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Gaber – Luporini, La ballata dell’immaginario R.M., P.B. e altri

Questa è un’ipotesi di storia strana
un’antica ballata italiana
con personaggi immaginari
certamente non veri
perché io son convinto che i magistrati
siano bene informati
perché io non credo che si possa far del male
ad un uomo geniale.

Non mi ricordo l’anno, il mese
e neppure il paese
non era nato in un stalla
e forse raccontava una cattiva novella
lui stranamente predicava il gusto
di una vita tutta sola
forse per vincere quel senso di malessere
che prende qui alla gola.

Tutti eran talmente incuriositi che la voce si sparse
nelle chiese, nelle case di riposo, nei mercati.
Era un uomo bello ma sospetto
era un tipo strano, male in arnese
era un gran signore senza soldi né pretese.

Era una persona singolare,
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli voleva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

Di cose strane ne ha dette tante
chi lo sa se era ateo o credente
non gli bastava la coscienza a posto
dell’uomo povero e anche modesto
contrariamente ai francescani amava il gusto
di cercare l’oro
perché le stelle in cielo e anche Dio sono l’avaro
custode di un tesoro.

E anche parlando di beneficenza
lui disse: “Mi fa schifo. Non ci riesco.
Non son tenuto a voler bene
alla gente che non conosco.
Questa mania di accaparrarsi i bisognosi
non è roba mia.
Io non faccio la battaglia alla fame
ma all’idiozia”.

Era una persona singolare
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli voleva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

Ad un banchetto di matrimonio
tirò fuori tutto il suo genio
gridò una frase improvvisa:
“Sia maledetto chi si sposa!
Provate un poco ad immaginare che bel frutto
nascerà dal vostro amore
un altro figlio disperato o peggio ancora
un ingegnere”.

Non trasformava l’acqua in vino
ma ovunque andava succedeva un casino
e allora i soliti gendarmi
che giustamente non stanno mai fermi
gli fecero capire con il solito vigore:
“Puoi pensarla come vuoi
purché non dia fastidio a come
la pensiamo noi”.

Tutti eran talmente instupiditi dal quel fascino strano
non sapevano nemmeno se linciarlo o se seguirlo.
Era un uomo bello ma sospetto
era un tipo strano, male in arnese
era un gran signore senza soldi né pretese.

Era una persona singolare
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli doveva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

E poi finì in un manicomio
o in qualche modo fu arrestato
per la paura del demonio
per far qualcosa o per salvare lo Stato
perché evidentemente non era un serio
funzionario di partito
perché imprudentemente aveva detto male
appunto dello Stato.

Questa è un’ipotesi di storia strana
un’antica ballata italiana
che non vuol dire che i carcerati
siano tutti bravi e impegnati
vuol dire solamente che se un bel giorno
Gesù tornasse ancora
direbbe cose un po’ curiose
e finirebbe in galera.

Era una persona singolare
era tutto il contrario di Gesù
ma in qualche modo gli doveva assomigliare
perché l’han messo in galera
e non si è visto più.

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