Mi segnalano dalla Regia che la prova teatrale di Branciaroli, oltre a sembrare una imitazione vocale del parlato di Luca Laurenti assume in altre parti le sfumature e i toni chiarissimi di Gioele Dix.

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PLATEE DI DONNE COSCIOTTE PER IL DON CHISCIOTTE DI UN BRANCIAROLI QUALSIASI

“Se vuoi stringere sei tu l’amplesso, quando baci la bocca sei tu. Divina è l’illusione.”

Faticherò sempre a ricordare un Riccardo III di Branciaroli, dove il suo perBenismo sfiorava punta di insopportabile idiozia, ma senza mai raggiungere quelle cime che avrebbero giustificato la mossa. Mi pare d’essermi agitato parecchio sopra quella poltrona, al Donizetti di Bergamo, ma era una agitazione che nasceva dal progressivo addormentarsi di ogni parte del mio corpo davanti alla noiosa boria dell’ATTORE conclamato, sì Branciaroli è un ATTORE conclamato, come è conclamata una malattia, di quellle che ti gratti, la sua è notoria infezione e tutto questo agitarsi non ha molto senso. Ora il Don Chisciotte. Non sopporto Branciaroli, la sua totale mancanza di personalità, la sua pochezza vocale (un poco grifagno, ma niente più, lui si considera un “mostro” vocale, lo ha detto in più di una occasione, crede di essere un superdotato pure in gola), l’intellettualismo da mignotteria d’accatto sul quale si è adagiato, il suo naticare in scena, lo stridio di materiale galinaceo da ovificazione, le urla e i gridolini di orgasmi involgariti dall’erotismo alfabetizzato, le formiche nelle gambe, la mandibola che mi scrocchia all’ennesimo sbadiglio, le distese di vacuità mediocre, dove non raggiunge mai nulla che ti sorprenda e con la voce produce citofonia e telefonia di bassissimo grado. Volgare. L’infermità pattumifera del suo convento vocale non ha mai donato increspature o totale banalità, sono sempre le eterne corsie sotto luci orizzontali, cerca l’effetto, lo cerca ma non lo trova e ora, qualcuno direbbe genialmente (ma se è un geniale è un geniale da mercante che vende merce contraffatta ad alto prezzo perché oramai è l’unico del villaggio), accentua ancora più la sua vocalità mediocre imitando, imitando platealmente e dichiaratamente Bene (orrore immondo) Gassman etc… ci gioca, vuole darci ad intendere, ci gioca, dalla conchiglia manda fuori ora un corno ora l’altro, poi li ritrae e torna al mediocre di base (non che non siano mediocri pure le due protuberanze), ci vuole dare ad intendere che se volesse, oh se volesse, ci farebbe schiantare a terra la mandibola, schizzare fuori gli occhi, ci farebbe impazzire, ma preferisce giocare al travestitismo vocale perché “è una esigenza scenica e artistica” e un omaggio/sberleffo dei due “imitabili”, come ama concludere l’opera, peccato che della loro non imitabilità ne dia evidente prova lui stesso.

“Queste mie opere sono tracce, non testamentarie voglio sperare. Forse nascondono una vanità infantile, forse si possono considerare uno specchio di me, che sono ancora un morto vivente

No, Branciaroli, non è una esigenza, è un ricorrere d’emergenza alla comodità di un manualino per montare lo spettacolo. Un foglio a soffietto, uno schema da Ikea, il piolo, il buco, la voce, avviti ed ecco davanti a noi il seggiolone per i bimbi rimbecilliti. Ma noi, pur a fatica data la pochezza, ricordiamo e ricordiamo molto altro e questo tuo “appoggiarti” alle imitazioni è di lunga data, tu hai sempre mischiato una recitazione da trombetta (trombone giammai) a questa sorta di pupazzo nevrastenico, nella tua mente omaggio a Bene o scuola di…, e ti dobbiamo dire cosa ci sembra, nella sua ultima evoluzione: Luca Laurenti. Sì, sembri Luca Laurenti, quindi immaginati quale splendida prova d’attore “scuola di” sei riuscito a tirare fuori in questo ennesimo sforzo (del pubblico). Sarai applauditissimo e avrai la solita distesa di donne in fregola risalente, pare, ai tuoi trascorsi brassiani, quelle che si girano fulminanti se uno da dietro, a buon diritto, prorompe in un “che cagata pazzesca” non potendone più, in fondo a queste credo che, sotto sotto, piaccia pure Luca Laurenti, dunque due piccioni con una Fava.