Tasti

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Se c’è un tasto con scritto “elimina gli imbecilli” e hai paura di premerlo forse non sei così imbecille.
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RAI andata e ritorno

 

Nel 1978 i magnifici Panelli e Valori mostravano ironicamente cosa erano le televisioni private, una accozzaglia di programmini azzoppati, dove mezze svampite, amichette del padrone e finanziatore, si alternavano ad improbabili conduttrici. Il Palinsesto di queste reti locali era per forza di cose piuttosto ingenuo, telefonate del pubblico, dietologhe, l’immancabile gioco a premi di basso livello e lo spazio per i debuttanti che venivano a presentare la poesiola o la canzoncina, possibilmente con qualche lato boccaccesco.

Sarà solo una mia impressione ma adesso pare una parodia della attuale programmazione RAI. Mancano solo i tizi che si azzuffano perché all’epoca, anche sulle reti locali, non si usava.

Patonze giornalistiche e presidenziali (parte 2)

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Dicevamo precedentemente della satiriasi pansiana. Il sesso è componente molto presente (ma in maniera più analitica) anche in un interessante volume, La vita segreta di J. Edgar Hoover, di Anthony Summers. Sesso come ossessione, sesso come colpa, sesso come arma. Hoover, alfiere tra le altre cose di campagne contro l’omosessualità e sempre pronto a tirare fuori dal cilindro intercettazioni e dicerie in tal senso per affondare avversari, era omosessuale, un omosessuale represso che ha vissuto quasi tutta la sua esistenza con un compagno, collocato ad alti livelli nella FBI.

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Mentre faceva girare dossier compromettenti sopra questo o quello pare, il libro di Summers non può dare la prova definitiva ma certo le testimonianze sono attendibili, che si trastullasse vestendosi da donna e partecipando ad orgette, cosa che l’aveva messo sotto ricatto della Mafia che aveva ottenuto foto compromettenti. Hoover era un ricattatore ricattato con un dominio incontrastato sulla FBI, dominio tale da obbligare la Presidenza degli Stati Uniti a creare una norma speciale per evitare il suo pensionamento per limiti d’età. In effetti, fin da Roosevelt, tutti i Presidenti degli Stati Uniti (tutti, Kennedy compreso) sono caduti tra le grinfie di J. Edgar. Da una parte se ne servivano per fare spiare gli avversari (sì, la pratica di spiare gli avversari è ben precedente a Nixon, anzi, per certi versi la sfortuna di Nixon fu di non avere più Hoover che era deceduto nel 1971) ottenere dossier compromettenti per eliminare o azzoppare candidati, dall’altra si consegnavano così mani e piedi al capo dell’FBI che ovviamente stilava dossier anche sopra di loro e, all’occorrenza, era pronto a ricordare a Mr. President le magagne, i buchi neri e gli scheletri nell’armadio… e un Presidente degli Stati Uniti di scheletri ne ha tanti e pure qualche donnina sotto il letto. E così i legami tra Kennedy e la Mafia, tra Johnson e i petrolieri, tra Nixon e l’alta finanza, si intrecciavano con i rapporti tra Lady Roosevelt e un capo della sinistra dissidente o le svariate amanti di Kennedy (una pure in odore di essere una spia della germania est) per non parlare di tutti gli affaracci dei collaboratori presidenziali. La lettura è interessante e rivela particolari un tempo inediti e fornisce un buon antidoto a certe idealizzazioni dei “Politici d’un tempo” e di certi Presidenti eroi. In effetti la politica è sporca e quella americana, per ovvie ragioni visto il potere e il costo che suppone, è più sporca delle altre.

Attività sociali: Curling

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Mi sono dato alle attività sociali. Protesto a bordo campo dove giocano il Curling.

Si sentivano ignorati, io li picchetto e loro trovano un senso nuovo. Questa mia attenzione li rinforza nei loro convincimenti. Io mi presento, resto tranquillo due minuti e poi tiro fuori il cartello “assassini, ghiaccio libero” grido, insulto, a volte tiro un paio di pantofole vecchie (poi me le riportano e così si sentono ancora più utili).

Ho già diversi amici nel settore, quando li insulto cerco di non andare sul personale. Uno mi ha invitato a casa sua, dava una festa, ho picchettato fino alle 2 di notte, poi è salito il portiere e mi ha chiesto la cortesia di picchettare in silenzio. Me ne sono andato. Mi piace fare il lavoro come si deve.

Patonze giornalistiche e presidenziali (parte 1)

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Scrivevo non molto tempo fa sopra la autobiografia di Pansa e della sua ossessione per la patonza. Il volume l’ho finito da tempo e devo dire che nella seconda parte la faccenda si stemperava e si rientrava più nella biografia classica. Il sospetto è che il passaggio da scapolo ad ammogliato abbia suggerito all’autore di abbandonare il tema, giusto per non incorrere nelle ire muliebri (siano vere o false le storie raccontate dal signor Pansa). Il dubbio di una certa ossessione da parte dell’autore per la questione è rinfocolato dalla uscita di un articolo di Feltri Senior (patonzologo più discreto) in merito ad un ulteriore volume del Pansa. Nel settembre 2016 Feltri infatti scrive, sulle pagine di Libero (Feltri – Pansa – Libero, la Triade della Patonza).

Ed eccoci alla sua ultima opera. Un volume il cui titolo, piuttosto verboso, è: Vecchi, folli e ribelli. I piaceri della vita nella terza età (Rizzoli, pp. 294, euro 20). Confessa che avrebbe voluto un altro titolo, «Viva la vecchiaia!», ma devono averglielo bocciato. Io l’ avrei intitolato «L’ amore al tempo delle dentiere».

Tuttavia, più che sui sentimenti, Pansa insiste sulla dura pratica della “ciulata”, descritta con penna fiorita. Si susseguono così capitoli dove, in veneranda età, Pansa si rivela come uno scrittore hard, il Rocco Siffredi del giornalismo, anche perché la tira molto in lungo con queste storielle minime a «luci rosse», per usare un’ espressione piuttosto scoraggiante da lui stesso usata a percussione.

Confesso, il libro è noioso, ma forse non sono portato per racconti di vegliardi che scostano le mutandine a ragazze le quali cedono sempre, e tutte hanno la loro convenienza a farsi esplorare il «boschetto» (giuro, Pansa scrive proprio così).

 

Sospiri e paura non della morte ma di morire, caro Giampaolo, altro che sesso da cerbiatti nel citato boschetto.

Forse è l’ invidia a dettarmi pensieri scettici, visto che Pansa a 81 anni si atteggia ancora a parlarne da contemporaneo, io potrei da storico. Del resto, non c’ è chi non veda una vanteria autobiografica quando in un raccontino si accenna a un super-dotato piemontese, mentre io al massimo sarei abilitato a rievocare le peripezie di un microfallico.

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Insomma, più che un elogio della vecchiaia e dei vecchi, l’ autore cerca di dimostrare al prossimo ma soprattutto a se stesso che lui, Pansa, è un vecchio e meraviglioso scrittore.  L’ impressione però è che se le sue falangi, falangine e falangette restano d’ oro, il loro disegno sulla pagina, invece, appare vetusto; qualcosa in lui si è arrugginito. Non il pisello, tuttavia.

P.s.: Pansa ha perso la memoria come chi è afflitto da demenza senile. Alcuni mesi orsono dichiarò a Panorama, in una intervista rilasciata a Stefano Lorenzetto, quanto segue: «Vittorio Feltri mi piace, dice quello che pensa in modo tale che tutti possano capirlo, anche in tivù. Il fatto che la sinistra lo abbia sempre sottovalutato dimostra che al 95% è fatta di coglioni. Io gli do 9. Anzi 10, toh».

Mercoledì scorso lo stesso Pansa, interrogato da Nanni Delbecchi per il Fatto Quotidiano, alla domanda: Vittorio Feltri? ha risposto: «Feltri? Non so chi è».Le ipotesi sono due: o il famoso giornalista era rincoglionito quando mi dava il massimo in pagella o lo è diventato in seguito. A una certa età succede di avere il marasma nel cervello, ma non è il caso di esibirlo.

Ammetto che mi terrò lontano da “Vecchi, folli e ribelli” e non vi è da parte mia né alcuna questione ideologica o del moralismo, ma se devo leggere storie con momenti di intreccio carnale preferisco le memorie di Casanova che, pur scrivendo oramai da anziano e malandato e con la percezione della fine del suo mondo, alterna alle parti boccaccesche (scritte meglio) interessanti riflessioni ed episodi piuttosto divertenti. A giudicare dalle parole di Feltri in “Vecchi etc…” si accentua solo il tono da “guarda che ti scrivo”. No, per favore.

A proposito di salacia e boccaccesco ricordo un passo della vita di Catone di Plutarco (Ediz. Utet 2010):

24, 1 Si dice che, nella fase più animata della discussione tra Cesare e Catone, quando in senato tutti gli occhi erano puntati su di loro, a Cesare fu recapitata dall’esterno una tavoletta. Catone si insospettì, convinto che gli autori del messaggio fossero dei congiurati (1). Intimò, pertato, a Cesare du leggerne il contenuto ma Cesare, che gli era seduto accanto, si limitò a porgergliela. Lo scritto altro non era che un messaggio dai toni audaci vergato dalla mano della sorella di Catone, Servilia, sedotta da Cesare e diventata sua amante. Resosi conto di ciò, Catone passò con violenza la tavoletta a Cesare, gridandogli: Tientela, ubriaco!” e riprese il discorso dall’inizio.

Del volume da me letto posso solo apprezzare, ma è questione mia, il fatto che per l’ennesima volta Giorgio Bocca faccia la figura del Omm e’ merd quale era, d’altro canto la carriera di questo finto “uomo tutto d’un pezzo” mi era già nota: fascista e antisemita con articoli fascistissimi e denuncia di un disfattista in treno, partigiano assetato di far fuori quei fascisti, negatore delle BR, socialista craxiano, anti craxiano, leghista, antileghista (ma non mancando di parlare di Napoli come neppure il peggior Borghezio) insomma è stato tutto e ha pure avuto il coraggio di spacciarsi per uomo puro e onesto, la santificazione ovviamente è arrivata in questa italiuccia che confonde l’anzianità con la saggezza, come se gli stronzi morissero tutti giovani…

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Un bel esempio di antisemitismo del Bocca (1942, aveva 22 anni)

è morto, pace all’anima sua ovunque sia (sento puzza di zolfo) ma vien da ridere a leggere dei suoi durissimi attacchi a Fenoglio, a Pavese, a Sciascia, tutta gente che valeva certo infinitamente più del ringhioso cane barbone di Cuneo. Ovviamente Bocca ebbe il coraggio, pur essendo stato quel che sappiamo oramai bene, di scagliarsi duramente contro il lavoro di Pansa dedicato alle azioni dei partigiani, ma non fu l’unico furbone, troviamo tra gli altri Luzzatto, figura che ultimamente è meno in auge televisivamente parlando. Luzzatto si scaglio durissimamente contro Pansa (poi fece ammenda, pare) ma soprattutto, ed ecco il vero squallore che tratteggia una figura, si scagliò con forza contro il povero Roberto Vivarelli: Vivarelli aveva rivelato in un incauto volume di memorie di essere stato quindicenne nella RSI. Apriti cielo, come Vivarelli! L’allievo prediletto di Chabod e continuatore della sua opera! Nella RSI? E giù botte ovviamente, come se un quindicenne… mentre uno classe 1920 come il Bocca era poppante, boh. Comunque botte a destra e a manca, con interventi del tipo “Vivarelli è un protagonista MINORE della nostra cultura storica”, insomma il giudizio di valore scientifico al servizio delle fisime antifa. Il peggiore, dicevamo, fu Luzzatto, giovane allievo del Vivarelli, che pensò bene di ricamarsi la veste di strenuo difensore delle libertà democratico-partigiane (lui classe 1963) rispetto ad un uomo, il suo maestro si ricordi, che era “un tizio a cui buona parte della intellighenzia italiana ha tolto il saluto”. E tanti sputi. Sul metodo storico Luzzatto torneremo prossimamente a proposito di un suo volume.

  1. Siamo all’epoca della Congiura di Catilina

Incentivi inps

ticket.jpgIo vendo bimbi. Non li affitto perché poi è un casino, te li ridanno quasi sempre raffreddati e devi andare di farmaci. Per un periodo ho pure provato, per risparmiare mi facevo dare le medicine scadute, quelle dei container che devono mandare in Burundi, metà ce la facevano, metà no, lo smaltimento però era a mio carico. Non conveniva.

Adesso li vendo, niente garanzia, se ti cresce cretino è colpa tua, se dopo un anno si azzoppa sarà che lo hai ferrato male, io non lo riprendo, sono sincero.

Ieri mi ha chiamato Gentiloni, ha sondato il terreno per vedere se ero disposto ad entrare nel giro degli incentivi, praticamente le famiglie mi davano gli anziani e io li sopprimevo, roba veloce, il governo mi forniva pure la pistola abbattibuoi e ritirava i corpi per darli agli allevatori di maiali. Veniva comodo a tutti, l’Inps ci risparmiava un botto di soldi e potevano pure aumentare l’assegno bebè, io avrei aumentato il traffico e poi ad entrare nel giro degli incentivi ci può sempre scappare un incarico un domani.

Ci ho pensato tutta notte. Ho calcolato che tra 5 poi smaltirebbero me e non sono belle cose da vedere

Dizionario XXI secolo: penalizzare

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Penalizzare: deriv. da Pene. Penalizzare ovvero escludere, boicottare od osteggiare un soggetto in base al fatto che possegga o meno un pene. Tale uso del verbo Penalizzare è attestato a partire dagli anni delle “quote rosa”(1) quando le donne, raggiungendo dopo anni di discriminazione ruoli importanti, hanno pensato bene di comportarsi peggio di quelli che c’erano prima.
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Sinonimo: palleggiare(2).
Contrario: Vaginare
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NOTE
1 Cfr. Natasha Sghiribozzi, Weiblich Weltanschauung, Paderno Dugnano 2004, pp. 54-60
2 Giustamente il Prestalozzi sottolinea come Palleggiare, pur accettato come sinonimo dagli Accademici del Cerino, aggiunga al verbo una ulteriore sfumatura: “palleggiare, ovvero rimbalzare siccome sfera nel giuoco che spesso i bimbi fanno, detto alla palla impazzata, ove si seguita fino allo sfinimento a passare e ripassare il globo, senza mai posa e senza alcuno scopo, solo per stancare le membra. Fuor di metafora colui che è palleggiato, sulla base delle di lui palle o sacco scrotale o, più accademicamente, busta dei dindoli si vede respinto incessantemente, da l’una all’altra, quasi che urtasse una parete di lattice (Jurgen Prestalozzi, Mia madre si destreggiava, Milano 2012 – 1.0, p. 45)”.