Ancora uno sforzo

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Ancora uno sforzo, mano derelitta, scaglia

avanti il cuore e poi rinuncia alla battaglia,

il corpo è oramai un cavo contenitore

ed il cervello si è rivelato un adulatore

 

Hai spezzato la spada, il mantello vecchio

è dato alle fiamme, infranto lo specchio

giace ai tuoi piedi totalmente frammentato

da altre mani, ridotto in pessimo stato

 

Smetti di chiedere ragioni

che a nulla serve la mente

se non a fare questioni

 

Che poi troppo sente

il tuo esausto spirito

così tutto dolente

 

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Sia quel che sia

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Sia quel che sia

le notti più illuni

o i deserti infiniti

sia quel che sia

i ghiacci più immuni

gli incendi mai sopiti

sia quel che sia

di questo corpo frammentato

in tanti cervelli, in tanti pensieri

contro questo, contro quello,

contro i demoni che i sentieri

confondono, rigettano da capo

i viandanti per la loro strada

sia quel che sia

ché per quanto si strepiti e si lamenti

non v’è altro che sappia sopportare

quello che ciascuno sopporta

eppure è bugia, eppure il male

alla fine è una somma sempre uguale.

Soppesare ogni parola

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Soppesare ogni parola

con bilancia invisibile,

valutarne il gusto, il colore,

riconoscerla fra tutte, sola

speranza d’un tempo vivibile,

fuoco inconsunto, ardore

eterno che strangola,

cinge, schiaccia la gola

 

Soppesare ogni parola

perché basta una lettera

a creare un abisso

invalicabile, nulla vola

al di sopra, né zattera

che ti tenga in piedi, fisso

sopra l’oceano in tempesta

scatenato dalla parola funesta

 

Soppesare ogni parola

col terrore di chi smina

attorno alla propria casa:

nulla alla fine ti consola

se sbagli e vedi cristallina

la Patria, la Vita erasa

da tutti i volumi della storia

e la tua anima ridotta a scoria

E. A. Poe, Annabel Lee

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It was many and many a year ago,
In a kingdom by the sea,
That a maiden there lived whom you may know
By the name of Annabel Lee;
And this maiden she lived with no other thought
Than to love and be loved by me.

I was a child and she was a child,
In this kingdom by the sea:
But we loved with a love that was more than love –
I and my Annabel Lee;
With a love that the winged seraphs of heaven
Coveted her and me.

And this was the reason that, long ago,
In this kingdom by the sea,
A wind blew out of a cloud, chilling
My beautiful Annabel Lee;
So that her high-born kinsmen came
And bore her away from me,
To shut her up in a sepulchre
In this kingdom by the sea.

The angels, not half so happy in heaven,
Went envying her and me –
Yes! that was the reason (as all men know,
In this kingdom by the sea)
That the wind came out of the cloud one night,
Chilling and killing my Annabel Lee.

But our love it was stronger by far than the love
Of those who were older than we –
Of many far wiser than we –
And neither the angels in heaven above,
Nor the demons down under the sea,
Can ever dissever my soul from the soul
Of the beautiful Annabel Lee;

For the moon never beams without bringing me dreams
Of the beautiful Annabel Lee;
And the stars never rise but I feel the bright eyes
Of the beautiful Annabel Lee;
And so, all the night-tide, I lie down by the side
Of my darling -my darling -my life and my bride,
In the sepulchre there by the sea –
In her tomb by the sounding sea.

Tutto è canto e suono

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Tutto è canto e suono

tra queste mani lo puoi vedere,

le increspi, le stendi, un tuono

in ogni giuntura, riviere

silenti tra le falangi e le dita,

mistero dei gesti. La vita

potresti racchiudervi

senza scomodare il suono di una parola,

senza scopiazzare versi

o rivestire con il sacro copricapo

leggero da serico poeta

il tuo scrivere andando a capo.

 

Il muto anacoreta

scrive versi che poi disfa

al vento che spazza

il suo giaciglio

quando è vermiglio

quel portale immenso,

egli è poeta di razza

senza alcun consenso,

senza suono o udito,

ed il suo versificare eterno,

non ha bisogno che sia scandito

dall’applauso o dal solito giro

di starnuti, tra un poema e l’altro.

 

Chi sei tu?

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Nel turbinio d’un universo solo

dove il centro d’ogni cosa dico Dio

smarriamo ogni idea del nostro ruolo

Chi sei tu?

Chi son io?

Io son quello che nelle sue angosce

passate ti sapeva quale eri

ma adesso ti guarda e non riconosce:

sei precipitata nei neri

abissi imperscrutabili del pensiero,

avviluppata da serpi dal lusinghiero

canto, tutto così spezzi e spacci

pensando di riguadagnar vita

scindendo tutti quei legacci

che da te stessa ti eri data.