Dire (da “Canti di Nella”)

louvre-silence

Non dico

dicendo

ma taccio

parlando

tu lo sai

io lo so

il silenzio

dirà il resto

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Il colore dei versi (da “Canti di Nella”)

Di che colore sono i miei versi

sarei banale se dicessi dei tuoi occhi

e mi riderebbero dietro i marmocchi

che giocano sul lungomare

 

I miei versi sono del colore della luce

che superando una misera plastica

ti colpisce in viso, apparizione fantastica,

e allora ti vedo davvero davvero felice

 

I miei versi sono del colore del tuo sorriso

Il poeta (da “Canti di Nella”)

Il poeta è un disgraziato

che non sa far l’anacoreta

e deve cantare a perdifiato

canti che non lo fan profeta

 

Abbondano le sue tasche di suono,

verso e parola che si confondono

e di questi frustuli può farti dono

perché a te e non a lui rispondono

 

Tu al massimo puoi fingere in viso

di avere gradito l’offerta,

ma attenzione, sa riconoscere il sorriso

SaraiSaprai (da “Canti di Nella”)

Sarò con te
se tu sei con me
Sarai con me
se io sarò con te
Sarai com’è
se io sarò con te
Saprò com’è
se tu sarai con me
Sarò con te
se non sarai con me
ma sarai con me
se non sarò con te?
Sarà com’è se sarai
non con te non con me
con me sarai con te
se sarò con te
allora saprò com’è
essere con te
se sarai con me
che sarò con te.
Saraisaprai com’è
Sarai
Saraisaprai com’è
Sarò
com’è?
Saremo?

Saraisaprai

Sapremo

Nome

Non ho tolto il tuo nome dalla dedica

avrei potuto

i tempi d’ogni pubblicazione li conosci

avrei potuto

con una riga di penna cancellarti

ma non si possono tirare righe dentro,

neppure le incisioni più profonde,

eradere la superficie,

scalpellare ogni parola,

c’è sempre chi ti vede in controluce,

c’è sempre chi è più esperto e ti scorge

in quel piccolo punto morto dell’occhio,

siamo fatti per brillare

ma ci bruciamo pure

ed è difficile sostituire il canto al canto

—–

Non ho tolto il tuo nome dalla dedica,

avrei potuto,

all’editore non importa,

avrei potuto

con un semplice segno farti svanire

e poi pentirmene e scrivere “vive”

sul bordo

e poi ripentirmene ancora e ricancellare

e via, e via, e via,

e l’editore starebbe ancora attendendo

(di questo sì che gli importa)

maledicendo questo nome, il mio,

che rimane sospeso sopra un nome, il tuo.