Possessioni demoniache: Mastro Sordi o Sordianni

Dal film Domenica d’agosto, Luciano Emmer, 1949

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La grande bellezza ovvero dove si scopre che Fellini rompeva meno le palle, Totò è morto e Agu’ era ergonomica.

Mastroianni

La cosa buona di vedere fuori tempo massimo un film che ha suscitato discussioni è che non ci si infila in nessun ginepraio. L’altro giorno ho avuto occasione di vedere La Grande Bellezza, premio Oscar come migliore film straniero. Sentivo mesi e mesi or sono che si trattava di un figlioccio de La Dolce Vita, a mio parere non ha nulla a che vedere. Trovo tre padri putativi principali

8 1/2  Una certa ossessione per tentare di fare il visionario e anche una certa tendenza ad andare avanti a spinte, pizzichi e bocconi

Signori si nasce: Servillo è praticamente Totò nei panni del principe Zazzà

Dove vai in vacanza (episodio A. Sordi – A. Longhi): la critica al mondo artistico ricorda tremendamente Sordi e la moglie Agu’ spaparanzata sulla sedia alla Biennale

Il film è disomogeneo. La prima parte, difficile da digerire, è una sorta di parkinsoniana incapacità a tenere quella cazzo di telecamera ferma, è come se avessero lardellato la cinepresa, scivola, sguscia, sopra, sotto, di lato, indietro… una autentica, fastidiosa, noiosa giostra ripetitiva. La seconda parte vede una telecamera spesso ferma. Scelta del regista? Non saprei. Il sospetto è che tutto questo sfoggio di movimenti sia per coprire l’assenza di idee concrete sul come usare al meglio l’ambiente salvo poi ricorrere, come dirò poi, alle cartoline da spot Barilla. Niente di solido.

La sceneggiatura è ridicola. Da una parte pare un film degli anni ’70 (rieccoci a Sordi e a Moretti) con delle critiche al mondo degli intellettuali/intellettualoidi talmente datate da non graffiare praticamente mai, l’impressione è che sia il parto di un provincialismo capitolino e che vada bene ad un pubblico provinciale e un po’ burino. Le citazioni paiono dovere molto a certe pagine internet e in generale non si può certo parlare di grandi concetti o frasi notevoli. Il meglio è all’inizio con Celine, salvo poi chiedersi lungo il film: che cazzo ha a spartire Celine con questa tronfia pagliacciata?

Mischiare i toni da commediola birichina “ti chiavasse, ti chiavasse” a pseudo riflessioni esistenziali (madonna Servillo, ma al cinema che ti capita? Tanto bravo a teatro tanto scarso al cinema) rende il tutto non tanto una sorta di turbinio dell’esistenza, quanto un manualetto perbenista e, come penso sia stato già detto, una sorta di figlio di Dagospia. Tra scuregge (mentali), nani, cardinali, puttane e schiavi misogini le due ore arrancano che è un dispiacere.

La fotografia, dicevano tanto della fotografia, ora, tranne un ebete (o un genio) chiunque con i mezzi a disposizione è in grado di rendere “maggggica” Roma, in particolare quando mi fai carrellate in angolini semibui o in gallerie con monumenti, la sensazione del touring club Italia è persistente. L’Oscar non ho capito da cosa sia scaturito, sarà che la cultura generale è talmente bassa da ritenere (da noi come dagli amici d’oltre Oceano) un paio di immaginette da cartolina e 20 frasi da esistenzialismo ricchione (fag) condite da una pungente (‘nsomma) critica alle manie da intellettuali della fauna capitolina un capolavoro mai visto… ecco personalmente non ho mai visto il capolavoro, in più di due ore non riesco a salvare praticamente nulla della sceneggiatura. Nulla della recitazione (Lillo di Lillo e Greg, Verdone o Servillo che recitano praticamente alla pari e perfino la Ferilli… dovrebbe già far sorgere un sospetto). Fotografia da catalogo e in certi momenti si aspetta che venga fuori il prezzo di questo o quel arredo e il numero per chiamare Gep. Ho trovato carina (ma giusto carina) la scenettina del funerale e quella del bacio della mano della Santa, ma penso fosse più la stanchezza e la sensazione che questa paccottiglia volgesse al termine.

Avevano ragione quanti sostenenevano che in fondo è uno spot di Roma. Una Roma identica a New York, Parigi, Madrid o quello che si voglia, solo che c’ha un rudere vista attico e qualche statua ignuda. La critica sociale è ridicola e talmente datata da far pensare che sia una parodia di una critica sociale (e poi a che serve? Datemi un film, non un manualetto di conversazione spiritosella). Cagata planetaria. Si rimanda ai tre padri putativi per avere gli elementi di questo film meglio messi in scena e più gradevoli, Zazzà batte Servillo, Sordi e Agu’ battono testate agli acquedotti o impiastricciate di tele, 8 1/2 dura leggermente meno e poi le pippe sono esposte con tono da maramaldo.