Patonze giornalistiche e presidenziali (parte 2)

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Dicevamo precedentemente della satiriasi pansiana. Il sesso è componente molto presente (ma in maniera più analitica) anche in un interessante volume, La vita segreta di J. Edgar Hoover, di Anthony Summers. Sesso come ossessione, sesso come colpa, sesso come arma. Hoover, alfiere tra le altre cose di campagne contro l’omosessualità e sempre pronto a tirare fuori dal cilindro intercettazioni e dicerie in tal senso per affondare avversari, era omosessuale, un omosessuale represso che ha vissuto quasi tutta la sua esistenza con un compagno, collocato ad alti livelli nella FBI.

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Mentre faceva girare dossier compromettenti sopra questo o quello pare, il libro di Summers non può dare la prova definitiva ma certo le testimonianze sono attendibili, che si trastullasse vestendosi da donna e partecipando ad orgette, cosa che l’aveva messo sotto ricatto della Mafia che aveva ottenuto foto compromettenti. Hoover era un ricattatore ricattato con un dominio incontrastato sulla FBI, dominio tale da obbligare la Presidenza degli Stati Uniti a creare una norma speciale per evitare il suo pensionamento per limiti d’età. In effetti, fin da Roosevelt, tutti i Presidenti degli Stati Uniti (tutti, Kennedy compreso) sono caduti tra le grinfie di J. Edgar. Da una parte se ne servivano per fare spiare gli avversari (sì, la pratica di spiare gli avversari è ben precedente a Nixon, anzi, per certi versi la sfortuna di Nixon fu di non avere più Hoover che era deceduto nel 1971) ottenere dossier compromettenti per eliminare o azzoppare candidati, dall’altra si consegnavano così mani e piedi al capo dell’FBI che ovviamente stilava dossier anche sopra di loro e, all’occorrenza, era pronto a ricordare a Mr. President le magagne, i buchi neri e gli scheletri nell’armadio… e un Presidente degli Stati Uniti di scheletri ne ha tanti e pure qualche donnina sotto il letto. E così i legami tra Kennedy e la Mafia, tra Johnson e i petrolieri, tra Nixon e l’alta finanza, si intrecciavano con i rapporti tra Lady Roosevelt e un capo della sinistra dissidente o le svariate amanti di Kennedy (una pure in odore di essere una spia della germania est) per non parlare di tutti gli affaracci dei collaboratori presidenziali. La lettura è interessante e rivela particolari un tempo inediti e fornisce un buon antidoto a certe idealizzazioni dei “Politici d’un tempo” e di certi Presidenti eroi. In effetti la politica è sporca e quella americana, per ovvie ragioni visto il potere e il costo che suppone, è più sporca delle altre.

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