Non banalizziamo, i diritti, i diritti…

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Ieri c’era Augias che spargeva perle di saggezza dall’alto della sua “vecchitudine”, novello adepto al renzianesimo (prima era pure girotondino e prima ancora… lasciamo stare, ci verrebbe il torcicollo) chiosava alle proteste del Travaglio sopra la riforma della Costituzione (mica pizza e fichi) con un serafico: vedremo, non banalizziamo, guardiamo con calma. L’altro faceva notare, giustamente in tale occasione, che essendo gli artefici dei conclamati filibustieri c’era poco da aspettare e con fiducia. Non banalizziamo, diceva Augias. Io di Augias rimpiango solo Telefono Giallo perché era una trasmissione interessante e, un po’ per gioventù sua, un po’ per gioventù mia, la sua pedanteria in tale contesto risultava stemperata. Il predicatorio continuo (da quale pulpito… e stendiamo veli pietosi sopra recenti svelamenti) e questo suo fare da “ho una cultura che nemmeno”, quando tale cultura non vi è ed i suoi libri inchiesta lo dimostrano non l’ho mai potuto sopportare.

Oggi leggo che c’è un esponente ancora più illuminato del non banalizziamo. Tale Ivan Scalfarotto. A capo della delegazione degli imprenditori al seguito di Renzi in Iran. Ora Scalfarotto ha ribadito non sappiamo quante volte il suo essere omosessuale, l’orgoglio, i diritti e via cantando. Ora se ne va in un luogo dove pare che li impicchino gli omosessuali e perché omosessuali, punto. Direte, ma queste sono questioni diverse, Scalfarotto è in rappresentanza di imprenditori, si tratta di fare affari. Orbene. Signori miei decidetevi. Perché Scalfarotto è uno di quelli che ha sparso pure lui la questioni dei prinicipi e dei diritti e ogni istante si ribadisce che il denaro non può comprare il valore dell’essere umano e blah blah blah blah, ora si invoca la Realpolitik e si finge di ignorare che in Iran gli Scalfarotto qualunque, ovvero el pueblo, i miserabili, li attaccano per il collo perché amano il pisello (la fò facile) si crea dunque la strana visione di un mondo, il nostro, Italia, dove si pretende che la questione sia al centro di tutto, anzi, spesso che sia LA QUESTIONE, la Madre di tu… pardon Il Genitore1 di Tutte le battaglie, la si solleva ogni secondo e si accampano anche pretese sopra cose discutibilissime (Stepblahblah) al grido di “i diritti prima di tutto” però poi, sorridenti e pacifici, si accetta di andare a capo di delegazioni in Nazioni che fanno letteralmente la pelle alla gente per questioni private. Che si sia un po’ ipocriti? E che in fondo si pensi che, anche qualora venissero alla fine a comandare da queste parti, noi, gli Scalfarotti, potremmo andare all’estero dai tanti amici e con i soldini, o che noi, la elite potremmo continuare (magari privatamente) a fare quanto ci pare o devo pensare che in Iran, tra i dirigenti, non vi sia alcun maschio che preferisca il pisello?

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