ALLEVIARE LE SOFFERENZE DEL POPOLO ITALIANO ovvero LO STATO E GIOVANNI ALLEVI

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Il tempo scorre inesorabile, l’insieme di borbottii si sommano senza possibilità di una pausa, un silenzio, non c’è nulla da fare. Volevamo, settimane or sono, fare un piccolo intervento sulla ennesima Allevianata in quel di Monza, abbiamo tardato tanto per ripescare dal vecchio blog i precedenti di questo nostro (dis)interesse per il pianista sotto il fungo tricotico, ma il tempo scorre inesorabile e prima ancora di vedere la nostra puntata Allevi rilancia. L’intenzione era quella di sottolineare come questo Stato, tanto martellante sopra vacue frasi come “aiutare e formare i giovani” o “evitare che le generazioni più recenti debbano fuggire all’estero”, nella pratica desse innumerevoli esempi di come le intenzioni siano esattamente le opposte. Il caso Allevi, io credo, può rientrare tranquillamente tra questi esempi. Senza dover riprendere la questione sulla ridicola pretesa di “rinnovare la classica” (leggete a tal proposito le puntate precedenti) noto la solerzia dello Stato e delle Istituzioni ad incensare il più possibile questo personaggio costruito a tavolino. Si sprecano i concerti di Stato, le occasioni ufficiali, le concessioni di cavalierati. I politici fanno a gara, dall’alto della loro assoluta mancanza di conoscenza musicale (ma oseremmo dire culturale) per accaparrarsi il “nuovo Mozart”, con buona pace di Amadè che potrebbe infine rivelare l’ubicazione dei suoi resti rivoltandosi pesantemente nella tomba. Tra esecuzioni di Alleviate miste a massacri di Puccini, inni d’Italia al pianoforte degni di uno che ha appena visto il piano e ci giochicchia con 3 o 4 dita, Allevi è spinto, sospinto, innalzato, dimostrando come l’interesse dello Stato per le persone “capaci” sia da mettere sullo scaffale delle “balle quotidiane”.

 

L’elettissimo pubblico dell’evento pro Expo monzese si diletta, quanta invidia..

 

Allevi non è un capace, non è un meritorio, è un prodotto del mercato e di qualche produttore, rivolto ad un pubblico di bestie musicali per dare loro l’illusione di vivere un momento storico. Quando ci si infila in qualche negoziaccio di musica generalista (tale è per me la Ricordi oramai… o la Feltrinelli) ecco che campeggia il tricotico tra parrucche ben più lodevoli. Qualcuno probabilmente si illude di ascoltare classica in questo modo, per certi versi dimostrando di patire un complesso di inferiorità mai ammesso e che nessuno, dico io, vorrebbe che fosse presente visti gli esiti. Lo Stato incita e spinge ed ai tanti disgraziati che affrontano un Conservatorio, faticano sopra due scuole (perché da solo il Conservatorio è impossibile o quasi) e si ammazzano di fatica per poi finire a fuggire o a fare la fame, lo spudorato favoritismo verso la nullità in pelo e capello risulta essere una offesa spaventosa. Di nullità musicale, lo ribadisco fino allo sfinimento, si tratta, nullità compositiva ed esecutiva, basti vedere questo osceno tentativo di presentare quella che secondo questo ignorante (perché sospettiamo pure che non faccia solo finta, ci sia pure una certa  ignoranza musicale di base) sarebbe una specie di trascrizione di una suite di Bach per violoncello. Qualsiasi orecchiante (non c’è bisogno di scomodare variazioni illustri o pianisti e musicologi) qualsiasi orecchiante dico, con un minimo di pratica alla tastiera, sente come tale “trascrizione” non sia altro che la riproposizione pari pari, a poche dita, con giusto qualche sbrodolata chiassona nell’accompagnamento.

 

Beccati questa Bacccheee

 

Qualora si ritenesse che non vuole essere trascrizione sed esecuzione i medesimi orecchianti sanno perfettamente e possono provarlo con lo spartito, quanto sia semplice eseguire una suite per violoncello sul pianoforte, è davvero semplice, dunque il nostro “genio” invece di mettersi a suonare qualcosa di classico e scritto per tastiera, preferisce fingere trascrizioni… perché? Perché la carenza tecnica, costantemente presente all’orecchio quando esegue una sua composizione o quando massacra il già non esaltante inno italico, risulterebbe palese. Al massimo ci aspettiamo in futuro qualche pezzo facilissimo (dico da eseguirsi, non da interpretare) come l’Adagio Sostenuto della Sonata n. 14 di Beethoven,  eternata (ahinoi) come Chiaro di Luna. Trattandosi di pezzo abbastanza semplice (sempre per quanto riguarda la fattibilità della riproduzione delle note) ed essendo banalizzato al pari di una Gioconda mi aspetto prima o poi che il nostro Fungone lo presenti alla folla degli abitanti di Livadeia.

Come scrivevo in principio però il tempo scorre inesorabile e così il nostro ha pensato di aggiungere carne al fuoco. In occasione di quel mistero che prende il nome di Giffoni Film Festival il nostro, davanti ad una folla di pargoli che gli ha decretato una “standing ovation” (così scrivono sulle gazzette) a dimostrazione del fatto che il termine di innocenti è ampiamente abusato e che Erode meriterebbe una difesa, tra le molte palle, pallottole e palline riversate dal nostro pare che sia arrivato a questo pensiero che, per come la penso, definirei fondamentale se non fondante della visione del mondo del nostro “nuovo Mozart”.

 

Un giorno – racconta – ho capito che dovevo uscire dal polverone e cambiare approccio con la musica, anche se si trattava di quella classica. Stavo ascoltando a Milano la NonaSinfonia di Beethoven. Accanto a me un bimbo annoiato che chiedeva insistentemente al padre quando finisse. Credo che in Beethoven manchi il ritmo. Con Jovanotti, con il quale ho lavorato, ho imparato il ritmo. Con lui ho capito cos’è il ritmo, elemento che manca nella tradizioneclassica. Nei giovani manca l’innamoramento nei confronti della musica classica proprio perchè manca di ritmo

 

Al di là del raccontino ad usum Cretinorum e della spruzzata favolistica da La Fontaine (perché i partecipanti ci appaiono tutte autentiche BESTIE parlanti) ci piace ammirare come il fanciullino Alleviano rappresenti il pubblico ideale, il bimbo che si annoia (cosa naturale e non ci vedo nulla di male) è l’obbiettivo commerciale, ha bisogno di ritmo, il tum tum nello stomaco, così pensiamo, il ghirigori di quelle quattro scale in croce, basso mediocre più che continuo. Allevi si compiace e si compiace nel dire assurdità, salvo poi accorgersene (o forse dietro imbeccata) e smentire perché dire che Beethoven manca di ritmo non solo è una stronzata, ma è anche una prova evidente del fatto che il “nuovo Mozart” non ha neppure una minima idea di quello che racconta, perfino i neofiti si rendono conto che in Beethoven il ritmo è una delle componenti fondamentali. Ma dato che il nostro deve sponsorizzare la “musica del domani” (lui) ecco che a Ludwig avrebbe fatto bene una esperienza concertistica con Jovanotti (altro miracolato) per apprendere il senso del ritmo come ha fatto Allevi. Il sospetto è che il nostro, visto il deciso e quasi totale rifiuto da parte degli addetti ai lavori della classica e, più in generale, del pianoforte di appoggiare le sue false modestie o le sue pretese, ora preferisce appoggiarsi tra elementi italici del genere Jovanotti, certo più capaci di vedere e credere che Allevi sia il “nuovo Mozart”, d’altro canto, come si era ricordato in un post che ci costò il biasimo di un Jovanottiano (o di Jovanotti stesso, almeno così pareva presentarsi) Jovanotti (dal cognome musicalmente illustre) gode da anni di curiosi finanziamenti anche per cose che, in teoria, rientrerebbero nell’ambito della classica, scuole d’opera, preparazione di opere musicali, culminando il tutto pure in un suo libro sopra Mozart dove ovviamente il nostro Amadè ha i tratti del ribelle alla Jovanotti. Magari questo critico musicale in erba potrà col tempo riscrivere i capitoli e dare una foggia Alleviana e diventare il Battista del Messia della musica del futuro, nel frattempo lo Stato continuerà a parlare di “impegno per le giovani promesse” e di “onorare la fatica e la capacità”, tra una sonata di Allevi e l’altra, magari ancora a Monza dove Maroni si è detto “pazzo d’Allevi” e la cosa non ci stupisce dall’attuale capo di un partito che confonde il Nabucco con I Lombardi alla prima Crociata e si sceglie per inno il canto di ebrei prigionieri pensando che siano dei “padanissimi”…

PS: a dimostrazione della protezione Statale (un giorno sapremo il perché?) del nostro geniale fungone Allevi ha pure composto l’Inno delle Marche ovviamente per volontà somma della Regione, pare si cerchino autori per il testo, scrivete Lorenzi da Ponte, scrivete, scrivete…

3 pensieri su “ALLEVIARE LE SOFFERENZE DEL POPOLO ITALIANO ovvero LO STATO E GIOVANNI ALLEVI

  1. Che posso aggiungere, caro don Anto’? Che altro si può dire? Solo che condivido e sottoscrivo ogni parola di questo post. Vorrei solo sapere chi è lo sponsor occulto di questo pestatasti, perché non si spiega altrimenti il fatto che abbia tanta visibilità in occasioni ufficiali, uno che NON SA SUONARE, nemmeno ad un livello appena tollerabile.

  2. Pingback: Scadenzario festivo (nr. 5): Giovanni Allevi | Gerico non è mai caduta

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