Perché il film sopra Maometto dovrebbe finire in un museo OVVERO l’ipocrisia del mercato dell’arte moderna

Han-Wu Shen, Bloodline

Se dovessimo credere al vocio dell’arte come evento, come impatto, come stravolgimento di qualche situazione pregressa, senza che tecnica, gusto, capacità e doti abbiano a che fare con tale discorso (questa è una vulgata che oramai comanda e dispone nell’arte contemporanea) e dovessimo pensare in buona fede questo genere di riflessioni e non, almeno al principio, ad una congerie di trucchi sorti per giustificare l’invasione di mercato di emeriti incapaci e di mezze tacche, allora non potremmo che concludere in questo modo: il famoso (vox media) filmetto dedicato a Maometto è arte, anzi, dovremmo dire che è la cuspide, la sommità dell’arte e che certo è l’opera d’arte più importante di questo giovane secolo. Pare che il film sia una porcheria e che dimostri di essere frutto di una realizzazione amatoriale della peggior specie, non ho idea se sia così, non l’ho visto e neppure ho interesse a vederlo, ma resta il fatto che se dovessi applicare i dogmi dell’arte contemporanea questo prodotto andrebbe collocato nei musei. Se non è impatto e stravolgimento questo? Ovviamente dobbiamo supporre che le rivolte di questi giorni siano davvero scaturite da questo misterioso film, finanziato da misteriosi copti, organizzato da un misterioso israelo-americano, tutti dati talmente fumosi ed incerti da invitare ad una estrema cautela. Eppure la storia dice che questa è la scintilla, la scintilla che ha generato una deflagrazione tale da gettare nel panico alcune superpotenze, far ammazzare un ambasciatore americano (ironia della sorte, personaggio più favorevole di quel che si creda all’islam, anche nelle sue versioni meno accondiscendenti) far saltare per aria sedi, far chiudere altre, blindare edifici e così via. Allora dico che il mondo degli “artisti” e mercanti d’arte contemporanei si faccia sentire, che il Moma esponga dei mega schermi proiettando, notte e giorno, codesta porcheria. Si diano copertine sopra riviste d’arte e che una copia venga votata per essere conservata eternamente come bene artistico fondamentale. Si badi bene, tutte manovre che io, vecchio retrogrado, classista, un po’ reazionario, ancorato a concetti oramai sorpassati come doti, abilità, tecnica etc.. non farei mai, ma infatti questo non è un appello a me stesso, è un appello a quella società civile/artistica (spesso si ama fregiare di entrambi i titoli) che mi pare sia piuttosto silenziosa o quasi assente, davanti alla manifestazione di un “evento artistico” di portata mondiale. Troppo comodo, altrimenti, cari profeti dell’arte del gesto e dello scandalo, incoronare una cantantucola che si veste di carne o che spinella sopra un palco, o si veste come una abat-jour, troppo comodo, dico io, correre dietro alle inerti, inermi e pacifiche masse di allucinati che si calpestano per un biglietto o un autografo, non vorrete certo paragonarmi, come impatto mondiale, una tizia che vende dischi e ha concerti di grande successo, con una ciofeca che scatena l’abisso? Altrimenti mi dovrete dire, cari adepti dell’arte evento, che il vostro è un bluff, che lo fate solo per incasso e non vi volete tirare addosso guai, l’arte la pescate dove è comoda, lo scandalo dove si tratta al massimo di qualche titolo di giornale contro e un paio di manifestanti con un cartello, dove c’è sangue, morte, assassinio, voi non la seguite questa vostra arte, fate finta che non esista.

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