LETTERE DAL CARCERE

Antonius Lucretiae Sal.

Tra qualche giorno, come sai, ho in programma di trasferirmi nella mia villa vicino alla capitale. Certamente riprenderò senza indugio tutta quella lunga e complessa infinità di lavori e obblighi che mi terranno in cammino dalla mattina alla sera, ma non mi strapperanno comunque ai miei scritti che, per mia fortuna, sanno seguire fedelmente le orme del loro padrone. I compiti che mi attendono sono comunque lontani dal riguardare questa repubblica che sempre più vedo allo sfascio e alla fine. Sai bene quanto ho creduto alla sopravvivenza di questo Stato, anche nei momenti di maggiore incertezza, ma oramai il tempo ha scritto il nuovo corso, il dittatore è stato imposto, le magistrature diminuite, il popolo assopito. Anche il desiderio di alzare la mia voce contro tutto questo è oramai indebolito dal timore: vedo infatti come i senatori siano impegnati in un gioco di fazioni, ora a sostegno ora a detrimento di chi detiene il comando, ma di gioco si tratta appunto e non di realtà, istruito per rendere il potere di uno solo più sopportabile a loro stessi e agli altri, così mi sottraggo a tutto questo per non sembrare partecipe e relego le mie lamentazioni ai pochi amici e a queste lettere affidate a mano sicura.

Manlio mi scrive che la sua salute è oramai tornata al suo stato comune e sembra quasi incredibile, tutti lo davano per perso, tranne tu che seguitavi nel provare una inspiegabile speranza. Noi lo piangiavamo e lui ora già passeggia per strada quasi senza alcun segno della malattia e, a detta di Quinto, pare letteralmente rinascere. Quinto invece non può dirsi tanto fortunato. Andrò a vederlo appena arrivato alla villa, ma temo che non lo troverò meglio dell’ultima volta, gli anni di sofferenza lo stanno segnando e i medici non hanno molto da dire che sia di consolazione o almeno dia qualche certezza, fosse anche negativa; in certi giorni è ammirevole, il suo intelletto non è colpito dal male, salvo per quella opacità dettata dai momenti di maggiore sconforto, ma il fisico non lo regge e progressivamente si trova sottratto al mondo.

Per parte mia godo di buona salute, i momenti di tristezza sono brevi e rari, nonostante la massa di avversità che galleggiano sopra la mia testa, e tenterò di mantenermi tale anche nella frenesia della capitale; conto di rifugiarmi nelle letture, in alcuni libri che richiedono di essere scritti e nell’arte. Scrivimi presto, scrivimi molto.

2 pensieri su “LETTERE DAL CARCERE

  1. Lettere dal carcere? News from nowhere ? Da quale provincia di questo impero al culmine della sua decadenza? Ogni luogo può essere, in qualche modo e misura, un carcere ma se qualcuno là fuori ci aspetta vale la pena scrivere. Fine pena presto.🙂

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